Be a mom

Oggi non vi parlo di libri, ma della mia più meraviglioso esperienza mai provata in tutta la vita. Vi avevo già raccontato di aspettare un dono speciale, il mio piccolo Edoardo, e finalmente il dono è tra le mie braccia. Il 21 novembre 2021 sono ufficialmente diventata mamma di un bambino adorabile, uno scricciolo di 3.230 kg per 49 cm di lunghezza. Vorrei condividere con voi questo momento e quel che comporta nella vita di una donna trasformarsi in madri (anche se io sono ancora in rodaggio).

“Un percorso lungo 9 mesi, ricco di emozioni e, talvolta, stanchezza e paure… ma un viaggio che rifarei mille volte perché mi ha portato a te”

Diventare madri è qualcosa di unico e anche sconvolgente; niente sconvolge la vita come l’arrivo di un neonato di cui prendersi cura e a cui dare tutto l’amore di cui si è capaci. Per cominciare, ho sempre sentito dire da chi già era genitore che l’amore che si prova per un figlio è qualcosa di inspiegabile, senza fine, impossibile da misurare e che non amerai mai nessun altro quanto si ama lui o lei: ora so che è vero. Prima di partorire ho provato spesso a immaginare questo tipo di amore incondizionato, ma quando al parto me lo hanno adagiato sul grembo, ancora sporco e piangente, ho davvero capito che nemmeno nelle mie più fervide fantasie ero riuscita a capire davvero questo grande amore; l’ho capito solo quando ci siamo guardati negli occhi, quando ho sentito il calore della sua pelle liscia e vellutata. Un amore enorme, senza fine e questo è risaputo.

Tre ore di pelle a pelle in cui il mio amore per lui sembrava esplodere, forte e indomabile. La prima notte, da sola nella camera dell’ospedale di Careggi a Firenze, ho iniziato a capire cosa significasse prendersi cura di un cucciolo d’uomo. Non è stato facile, lui piangeva e io non sapevo cosa fare, attaccarlo al seno i primi due giorni è stato complicato, ma grazie all’aiuto delle ostetriche sono riuscita a capire come fare e ora, quel problema, è risolto.

Io e Edoardo

Sono tornata a casa tre giorni dopo e lì ho cominciato la vera pratica. Destreggiarsi tra lui, il lavoro e la scrittura è una sfida e solo adesso sto riuscendo a trovare un ritmo. Ovvio, non è più come prima che potevo permettermi di scrivere quando e come volevo, quando le mie giornate erano scandite dal caos, adesso la parola d’ordine è: organizzazione. Un piano ben definito in cui incasellare le poppate, il tempo dei cambi, il tempo per lavorare alla grafica e il momento in cui dedicarmi ai miei figli di carta.

Già così non è facile riuscire ad arrivare ovunque, ammetto che la gestione della casa è al momento l’aspetto che trascuro di più, ma auspico di riuscire a organizzarmi ancora meglio così da gestire al meglio anche questo settore. Dopotutto, essere una mamma con un marito che, giustamente, è fuori tutto il giorno per lavoro, presenta difficoltà e non ho mai avuto l’illusione o la presunzione di credere che sarebbe stata una passeggiata, nonostante ciò non cambierei niente, mi piace quest’assenza di sonno, mi piace tenermelo stretto nel marsupio mentre lavoro – perché di stare nell’ovetto o in carrozzina non se ne parla proprio – e di dormire abbracciata a lui; sì, lo so, mio figlio per adesso è un mammone e non vuole stare in nessun posto (per quanto bella sia la culla) se non ci sono io accanto… Probabilmente è meglio godermi questi momenti, in previsione a quando sarà grande e inizierà a vergognarsi di farsi vedere con me o mi manderà a quel paese. Per ora mi godo il cucciolo e, quando me lo permette, continuo a scrivere i miei romanzi, mantenendo saldo il mio obbiettivo di restare anche “Sara”.


be a mom

“Dio non poteva essere
dappertutto, così ha creato le madri.”

— Proverbio ebraico

Rispondi